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PARCO REGIONALE "DUNE COSTIERE DA TORRE S. LEONARDO A TORRE CANNE"

Il piccolo parco, nel territorio dei Comuni di Fasano e di Ostuni, comprende delle aree umide (Fiume grande, Fiume piccolo, Fiume Morello) retrostanti il cordone dunale, lungo circa due chilometri e mezzo, il sistema delle lame, veri e propri “fiumi fossili” che consentivano, e consentono tuttora, lo sbocco a mare delle acque e l’area delle masserie e degli uliveti secolari. Complessivamente l’area protetta si estende per circa 450 ettari.

Nell’area ricade anche il Sito di Importanza Comunitaria denominato “Litorale brindisino” e individuato ai sensi della Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

In questa area ci sono, infatti, habitat importantissimi perché unici rimasti a rappresentare la diversità naturalistica del continente europeo (i pascoli inondati mediterranei, le dune mobili con presenza di Ammophila arenaria).

L’istituzione dell’area protetta, e soprattutto la sua corretta gestione, potrebbero contribuire, tra l’altro, a rallentare o bloccare la scomparsa delle aree umide, a recuperare la continuità, oggi interrotta in più punti, del cordone dunale, a garantire la salvaguardia di particolari specie vegetali e faunistiche, oggi ancora presenti, e a facilitare il ritorno di specie oggi scomparse.

L’elemento più scenografico arrivando al Parco dalla SS379 Bari-Brindisi sono le spiagge di sabbia chiarissima sovrastate da un lunghissimo cordone dunale.

Sono state proprio le dune, formatesi alcune migliaia di anni fa, a permettere il ristagno dell’acqua e l’innalzamento della falda idrica costiera, creando le condizioni perché si formasse alle loro spalle uno stagno costiero, oggi, purtroppo in parte bonificato, coltivato, interrato naturalmente e, infine, danneggiato dalla costruzione della superstrada.

Molto suggestivi sono anche i vecchissimi ginepri (Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa e Juniperus phoenicea) a ridosso delle dune e piegati dal vento: è possibile trovarvi alcuni esemplari secolari di grandissimo valore naturalistico.

Protetta dal cordone dunale da vento e sale, c’è anche il verde odoroso e colorato della Macchia e della garica: lentisco, mirto, fillirea, cisto, specie rampicanti come la Strappabraghe (Smilax aspera) e la robbia (Rubia peregrina) oltre a saporitissimi asparagi selvatici, al timo e ad alcune piccole orchidee (Serapias orientalis e Serapias politisii che si pensava esclusiva dell’isola greca di Corfù).

Appostandosi sulle postazioni per il birdwatching sui piccoli stagni è possibile osservare, durante le stagioni di passo, l’airone cinerino, la spatola, il Cavaliere d’Italia e molti altri. 

Numerosi sono inoltre i segni, ancora leggibili, dell’antico utilizzo dei laghetti retrodunali come impianti di acquacoltura. Risalgono infatti a più di un secolo fa le opere in muratura che delimitano gli specchi d’acqua o la chiusa che regolava il livello delle acque all’interno dei laghetti stessi.

La ricchezza del Parco è dovuta anche alla diversità dei suoi paesaggi e della sua natura: immediatamente alle spalle delle dune fossili, c’è in una landa bellissima di oliveti secolari, interrotta in spaccati suggestivi, dalle lame che scendendo dalle Murge arrivano a lambire la costa.  Le torri costiere che si innalzano isolate, a distanza pressoché regolare lungo il litorale, sono un elemento caratterizzante la lunga costa pugliese dal Regno di Napoli. La maggior parte di esse furono costruite dagli Aragonesi tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, quando, dopo la distruzione di Otranto (1480), la minaccia delle incursioni turche in Puglia spinse gli Spagnoli a più efficaci sistemi di difesa: i guardiani delle Torri, in caso di pericolo o di avvistamento di nemici provenienti dal mare, davano l’allarme con l’accensione di covoni o con l’ammainamento della bandiera (con il suono delle campane nel caso il pericolo accadeva di notte). Dato l’allarme, i guardiani avevano il tempo di abbandonare la torre e raggiungere le città fortificate dell’entroterra, a dimostrazione di come le torri costiere fossero punti di avvistamento più che postazioni difensive vere e proprie.

(Comuni visitati)

Tipo di itinerario

Parco